Amo Pérez-Reverte. Lo leggo da decenni. Ci sono cose che mi piacciono di più e che considero vere opere d’arte (Linea di fuoco) e altre opere minori che credo siano semplici divertimenti dell’autore.
Questo romanzo rientra senza dubbio in questo secondo gruppo.
Si tratta quindi di un’opera più semplice e leggera rispetto ad altre dell’autore. E questo non è necessariamente un male (basta pensare alla serie di Alatriste e al suo successo mondiale). Ma qui ci troviamo davanti a un problema che, pur non essendo finale, fa sì che questo sia uno dei libri che ho apprezzato meno tra tutti quelli dello scrittore di Cartagena.
Ma andiamo ad analizzarlo per parti. Senza spoiler, ovviamente.
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La trama
Siamo nel 1960. In un hotel su una piccola isola greca, una tempesta lascia isolati diversi personaggi.
Allora quelli che potevano essere giorni di noia per l’isolamento vengono interrotti di colpo da un evento: compare un cadavere. Suicidio, in teoria.
Poiché la polizia impiegherà giorni ad arrivare, gli altri ospiti decidono che il protagonista —Hopalong Basil, attore che ha interpretato Sherlock Holmes al cinema innumerevoli volte— assuma il ruolo di detective.
Un attore che fa Holmes nella vita reale.
Questa è la base dell’opera.
Inoltre, approfittando della situazione, Pérez-Reverte rende un omaggio costante ed esplicito a Conan Doyle, quasi in ogni pagina. Non prova a nasconderlo. Al contrario: dà sostanza al romanzo.
Cosa mi è piaciuto
Reverte scrive bene. Sempre. Questo non si discute.
Il romanzo è agile, si legge rapidamente ed è tecnicamente molto ben costruito. Inoltre introduce un elemento interessante: rompe la quarta parete segnalando che il vero duello dell’opera non è quello tra assassino e detective, ma tra autore e lettore.
È un’idea potente. Una di quelle che ti fanno ripensare il modo di analizzare i romanzi investigativi, polizieschi e noir che puoi aver letto finora: questo duello c’è in tutti? In quali sì e in quali no? Si adatta alla tua percezione?
Il problema
Ma, per qualche motivo, questa sfida intellettuale del tipo “vediamo se segui i miei indizi” che lo scrittore ci propone non ha fatto presa su di me. Non mi ha acceso la voglia di provarci in nessun momento.
Forse con altri lettori sì, nel qual caso sono sicuro che la loro valutazione dell’opera sarà migliore. Ma, come dico, con me non ha funzionato.
Probabilmente perché l’idea di base —quella per cui un attore possa esercitare il ruolo di Sherlock Holmes— fa sì che la sospensione dell’incredulità necessaria in qualunque finzione vacilli.
Non ci credo.
Eppure, a suo tempo, quando le lessi ormai molti anni fa, riuscivo a credere alle avventure del detective britannico con la pipa. Tutti i racconti di Conan Doyle ci riescono. Per quanto inverosimili possano sembrare.
È una cosa grave perché, in un romanzo (o film, o serie) di mistero, se non riesci a far sospendere l’incredulità al lettore, il castello di carte vacilla.
E perché qui non ci si riesce? Be’, secondo me la causa è che considero che il romanzo non si prende completamente sul serio.
Come se, essendo un omaggio, lo scrittore volesse dimostrarlo tutto il tempo. Come se Pérez-Reverte ci gridasse in ogni momento: “ehi, questa non è un’opera di mistero, ma un omaggio a tutte loro”.
E questo fa sì che non funzioni. Almeno per me.
A questa sensazione contribuisce il fatto che —tranne nel caso del protagonista— non c’è nemmeno una grande profondità nei personaggi. Sono pezzi al servizio del meccanismo.
Leggendo subito dopo questo Il tango della Vecchia Guardia, il contrasto è forte. Lì ci sono personaggi complessi, ben sviluppati, che si scoprono poco a poco lungo le pagine.
Non è che questo sia indispensabile perché un romanzo di mistero funzioni —si veda di nuovo qualunque racconto di Conan Doyle—, ma di certo non aiuta a cambiare l’impressione che per l’autore sia un lavoro minore.
Questo va nella stessa direzione di ciò che l’autore diceva sul libro:
Non vuole rendere interessanti i personaggi, ma i loro dialoghi. E sì, credo che riesca in entrambe le cose.
Conclusione
Chiudo come apro l’articolo: è un romanzo divertente. Ben scritto. Intelligente in certe idee e nei suoi dialoghi.
Ma resta un gradino sotto le migliori opere dell’autore.
Un buon intrattenimento. Un omaggio ben eseguito. Ma non un romanzo che ti segni, come nel mio caso hanno fatto altre (diverse) opere dello scrittore.
Scheda tecnica
| Campo | Dato |
|---|---|
| Titolo | Il problema finale |
| Autore | Arturo Pérez-Reverte |
| Editore | Alfaguara |
| Anno di pubblicazione | 2023 |
| Data di pubblicazione | 5 settembre 2023 |
| Pagine | 328 |
| Formati disponibili | Copertina rigida con sovraccoperta, audiolibro, eBook multimediale, copertina rigida, tascabile e tascabile flexibook |
| Genere | Noir, mistero, thriller, suspense, narrativa |
| Tipo di opera | Romanzo-problema / romanzo a enigma |
| Lingua originale | Spagnolo |
| Paese | Spagna |
| Ambientazione | Giugno 1960, isola fittizia di Utakos, di fronte a Corfù |
| Personaggi principali | Hopalong Basil, Edith Mander, Foxá |
| Riferimenti letterari | Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle, Basil Rathbone |
| Premessa | Una tempesta lascia isolati diversi ospiti su un’isola greca; dopo una morte apparentemente suicida, un attore che ha interpretato Sherlock Holmes deve assumere il ruolo di detective. |
| ISBN / EAN edizione con copertina rigida | 9788420476360 |
Voto
Per chi è
✔️ Fan di Pérez-Reverte che accettino un’opera minore nella sua bibliografia.✔️ Chi cerca un romanzo agile, ben scritto e facile da leggere.
✔️ Lettori che apprezzano più il gioco letterario e i dialoghi che la profondità dei personaggi.
Per chi non è
❌ Chi cerca il miglior Pérez-Reverte.❌ Lettori che hanno bisogno di verosimiglianza e di un’opera che si prenda del tutto sul serio.
❌ Se ti aspetti un romanzo profondo e capace di lasciare il segno.
Domande frequenti
Di cosa parla Il problema finale?
Il romanzo si svolge nel 1960, in un hotel su una piccola isola greca. Una tempesta isola gli ospiti e compare un morto che sembra un suicidio, anche se probabilmente non lo è. Poiché la polizia impiegherà giorni ad arrivare, i presenti cercano di risolvere il mistero da soli.
Chi è Hopalong Basil?
È il protagonista: un attore famoso per aver interpretato Sherlock Holmes al cinema. Nel romanzo gli chiedono di assumere il ruolo di detective nella vita reale e di provare a risolvere il caso mentre sono isolati.
È un omaggio a Sherlock Holmes?
Sì. Il libro è un omaggio esplicito al detective di Baker Street e all’opera di Conan Doyle. I riferimenti sono costanti e fanno parte del gioco letterario stesso del romanzo.
Qual è la cosa migliore del libro?
È scritto molto bene, è agile e si legge in fretta. Inoltre pone una sfida interessante: il vero duello non è solo tra assassino e detective, ma tra autore e lettore.
Che cosa non funziona?
La storia non risulta mai del tutto verosimile e la sospensione dell’incredulità ne risente. Si sente anche la mancanza di maggiore profondità nei personaggi (tranne il protagonista), che funzionano più come pezzi del meccanismo che come personaggi memorabili.
Vale la pena leggerlo?
Se cerchi una lettura leggera, divertente e con un chiaro omaggio a Holmes, sì. Se ti aspetti un romanzo più profondo ed emotivo, come altri dell’autore, probabilmente ti sembrerà un po’ corto.

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