
Sono sicuro che, se facessimo questa domanda a un gruppo di persone, una percentuale altissima risponderebbe di sì, che staccare dal lavoro e dai nostri compiti ci aiuta a riprenderli con più forza dopo. Questa è la posizione che Carlos Bravo sostiene in questo articolo del suo blog, piuttosto consigliabile, in cui racconta che va a correre e che questo lo aiuta a rendere di più dopo. Víctor Martín, un altro grande blogger, medita anche e fa sport ogni giorno, come potete leggere in quest’altro post. Nella stessa linea potete leggere articoli di psicologi/e come questo, dove spiegano le cause dello stress lavorativo e come combatterlo. E tuttavia a me vengono alcuni dubbi.
Tutto questo nasce perché, mentre concludevo una bella vacanza (con un incredibile viaggio a Parigi incluso), sono tornato in palestra dopo 5 mesi di assenza. Le sensazioni che ho avuto sono state contrastanti. Da un lato mi piace fare sport ed è vero che, quando passo un po’ di tempo senza praticarlo, ne sento la mancanza; ma, nonostante questo, ho passato tutto il tempo della sessione (appena un’ora, bisogna ricominciare poco a poco ;P ) a pensare alla serie di cose che avevo annotato da fare e che non ero riuscito a realizzare in questi giorni. La conseguenza è una sensazione positiva – sicuramente provocata dalle endorfine liberate facendo sport – mescolata a un po’ di frustrazione per tutte le cose che avevo intenzione di fare durante quel tempo e non ho potuto fare.
E non è un caso isolato, perché, tranne quando pratico sport di squadra come il calcio, se corro, nuoto, prendo la bici, faccio pilates o vado in palestra, molte volte finisco con questo stesso mix di sensazioni. Lo stesso succede quando svolgo altre attività, come guardare un film o fare una passeggiata. Inoltre, per di più, è proprio in questi momenti che mi vengono in mente soluzioni ai problemi derivati dal lavoro d’ufficio o da progetti personali, ed è allora che ne approfitto anche per organizzare i miei compiti. È evidente che questo non è staccare, ma nel mio caso risulta essere molto produttivo. Dovrei abbandonare questa abitudine ed evitare di pensare al lavoro quando sto “staccando”? In un mondo ideale in cui puoi avere un buon lavoro ben pagato lavorando “solo” 40 ore a settimana, dormire le tue 8 ore al giorno e praticare tutti i tuoi hobby nel tempo libero, probabilmente sì. Ma almeno nella mia situazione questo non è fattibile, né a breve né a medio termine, a meno che la durata dei giorni non cresca e arrivi a 27 o 28 ore.
Non pensiate che non ci abbia provato. L’anno scorso sono andato in vacanza all’estero, in un paesino remoto senza Internet e senza attivare il roaming (le tariffe abusive di Jazztel hanno avuto buona parte della colpa). Ovviamente avevo avvisato in ufficio, ma questo non ha impedito che, quando sono tornato, il lavoro accumulato in mia assenza e le decisioni da prendere in poco tempo superassero di gran lunga il beneficio della “ricarica delle batterie” che la disconnessione dovrebbe provocare. Si potrebbe dire che ero un tipico caso di stress post-vacanza, e magari è vero, ma il fatto è che da allora non l’ho più ripetuto, perché nel mio caso controllare la posta una volta al giorno e decidere se rispondere o no a qualche messaggio durante le vacanze fa sì che il ritorno al lavoro sia molto, ma molto più morbido.
Evidentemente non pretendo di generalizzare la mia posizione, solo di esporre l’idea che a volte, questa disconnessione tanto richiesta da professionisti e lavoratori potrebbe non essere così produttiva come cercano di farci credere. Inoltre, bisogna tenere presente che la maggior parte di queste posizioni “pro-disconnessione” dà per scontato che il nostro lavoro ci generi stress e tensioni. Questo è vero in misura maggiore o minore, ma a mio parere ci sono tre questioni molto pertinenti che non sempre vengono considerate:
- Non tutti tollerano allo stesso modo gli stessi livelli di stress
- Non tutti i lavori generano la stessa quantità di tensione che dovrà essere “scaricata” dai lavoratori
- Ci sono persone che si divertono a lavorare e a cui il lavoro manca quando passano un po’ di tempo, per qualsiasi motivo, senza farlo. In questo caso sarebbe la stessa disconnessione a generare tensione e malessere nella persona. Curioso, vero?
Con tutto questo, quello che voglio dire è che siamo tutti diversi, e che così come ci sono persone che rendono di più lavorando in un ufficio di giorno, altre lavorano meglio da casa di notte; alcune hanno bisogno di una disconnessione totale alla fine del turno per iniziare il giorno dopo con le batterie cariche, mentre altre preferiscono continuare a pensare e organizzare la giornata successiva quando arrivano a casa. Non sentiamoci in colpa se non stacchiamo, se questo non interferisce con il resto delle sfaccettature della nostra vita; non c’è nulla di male.
PS: Leggere un buon romanzo sì che mi provoca questa disconnessione, ed è qualcosa che apprezzo, anche se spesso lo considero un “piacere colpevole” ; )

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