L’ultima missione: Project Hail Mary, il titolo italiano di Project Hail Mary, inizia con un presupposto molto riconoscibile per i lettori dello scrittore Andy Weir: un uomo si sveglia su un’astronave, non ricorda chi sia, non sa esattamente che cosa ci faccia lì e deve cominciare a ricostruire la propria situazione con ciò che ha davanti.
In questo caso parliamo di Ryland Grace, un professore di scienze interpretato da Ryan Gosling, che poco a poco capisce che la sua missione non è precisamente piccola: c’è un problema che minaccia la Terra e lui deve provare a risolverlo.
Detta così può sembrare un film spaziale con l’eroe tipico, ma L’ultima missione: Project Hail Mary va da un’altra parte. Verso un’avventura scientifica, emotiva e piuttosto luminosa.
In questo senso, è un film gentile. Molto gentile, in effetti. E ha qualcosa che si apprezza in questi tempi di drammi ed epopee: ti lascia addosso una sensazione migliore dopo averlo visto.
È un’opera simpatica che, nonostante duri più di due ore e mezza, non cala mai e non perde interesse.
Índice de Contenidos del Artículo
- The Martian, E.T. e Star Trek classico: fusione!
- Ryan Gosling e i suoi flashback
- Il meglio di L’ultima missione: Project Hail Mary
- Il peggio di L’ultima missione: Project Hail Mary
- Verdetto
- Scheda di L’ultima missione: Project Hail Mary
- Domande frequenti
- Di cosa parla L’ultima missione: Project Hail Mary?
- L’ultima missione: Project Hail Mary è basato su un libro?
- Somiglia a Sopravvissuto - The Martian?
- Chi è Rocky in L’ultima missione: Project Hail Mary?
- È un film per famiglie?
- Quanto dura L’ultima missione: Project Hail Mary?
- Vale la pena vedere L’ultima missione: Project Hail Mary?
The Martian, E.T. e Star Trek classico: fusione!
Il confronto con Sopravvissuto – The Martian è inevitabile. Non solo perché dietro entrambi i romanzi c’è Andy Weir, ma perché il meccanismo narrativo è molto simile: una persona bloccata in una situazione complicatissima, problemi scientifici raccontati in modo molto piacevole, tocchi di umorismo per abbassare la tensione e una fiducia assoluta nel fatto che pensare bene prima di agire sia l’unica cosa che può salvarti la vita.
In Sopravvissuto – The Martian, questo funzionava perché il film trasformava ogni problema in qualcosa di molto concreto: cibo, ossigeno, comunicazione, energia, distanza. L’ultima missione: Project Hail Mary è simile, ma su scala maggiore, perché qui non si tratta solo di far sopravvivere una persona, ma l’intera razza umana.
Prende molto anche da E.T. nel modo in cui il film ci mostra l’ignoto. Lontano dalla paura pura e più vicino allo stupore. Non dirò molto altro, perché non voglio fare spoiler.
Un altro dei suoi riferimenti innegabili è lo Star Trek più classico. Per il modo di affrontare il problema e per la sua risoluzione: scienza, dialogo, cooperazione, fiducia nell’intelligenza e nella possibilità di costruire ponti.
Quella fantascienza che crede che l’universo sia pericoloso, ma comprensibile. Che l’altro possa essere estraneo, ma non necessariamente nemico. E che il primo impulso non debba per forza essere sparare, ma capire.
Se entri in sintonia con questo tono sci-fi più idealista e meno duro rispetto, per esempio, a The Expanse, il film ti piacerà.
Ryan Gosling e i suoi flashback

Ryan Gosling è molto bravo nei panni di Ryland Grace, reggendo quasi tutto il peso del film, come faceva Matt Damon in Sopravvissuto – The Martian.
Il film gioca a suo favore con una piccola trappola iniziale: nelle prime battute sembra quasi una macchina dello spazio. È solo, analizza, deduce, prova, sbaglia, corregge e ci riprova.
Il personaggio ha quell’aura da eroe spaziale che, anche nella peggiore situazione possibile, sembra capace di trovare la soluzione mettendo insieme un laboratorio con tre cavi, un taccuino e una lunga notte.
Ma il film non lo lascia lì a lungo. Perché, grazie all’ampio uso dei flashback, lo umanizza. E molto. È un cervello che risolve problemi, ma anche una persona. Con un passato, dubbi, paura e una certa goffaggine sociale ed emotiva.
I ricordi danno contesto a noi, vulnerabilità a lui e fanno sì che ciò che accade sulla nave non sia solo una successione di prove scientifiche, ma un modo per capire meglio chi è e perché fa ciò che fa.
Il meglio di L’ultima missione: Project Hail Mary
Il film ha molte cose da celebrare, ma ce n’è una che emerge inequivocabilmente sopra tutte le altre.
Rocky
Rocky è la cosa migliore di L’ultima missione: Project Hail Mary.
Sì, anche più di Gosling.
Non voglio raccontare troppo, perché parte del bello è arrivare a lui con meno informazioni possibili. Ma questo si può dire: Rocky è il grande colpo del film.
Il personaggio che cambia l’energia della storia, le dà anima e trasforma l’avventura spaziale di sopravvivenza in qualcosa di molto più speciale e memorabile.
Per questo capisco perfettamente che si voglia spingere il personaggio nelle conversazioni sugli Oscar e su altri premi. E sì, visto da fuori può sembrare strano, ma ha senso quando vedi il film.
Rocky ha presenza, carisma, emozione e un’enorme capacità di sostenere scene con dialoghi? semplicissimi.
La relazione che si costruisce attorno a lui è ciò che più avvicina il film a quello spirito di E.T. di cui parlavo prima. C’è scoperta, c’è umorismo, c’è tenerezza e sì, anche qualche trucco per farcelo piacere più del normale, ma funziona.

Una fantascienza gentile (e orgogliosa di esserlo)
Un altro dei grandi pregi è che L’ultima missione: Project Hail Mary abbraccia il suo buonismo. Non cerca di nasconderlo. Non inserisce cinismo per sembrare più adulto. Non sembra vergognarsi di voler emozionare.
Anzi, ci sono momenti in cui il film preme parecchio il pulsante emotivo, e questo potrebbe non piacere a tutti, ma a me sembra parte della sua identità.
L’ultima missione: Project Hail Mary vuole essere un film di fantascienza per molte persone. Vuole intrattenere, emozionare, spiegare senza annoiare e far uscire lo spettatore dal cinema con una sensazione piacevole.
Inoltre, per gli amanti della fantascienza più pura, la componente scientifica è integrata piuttosto bene: il film trasforma i problemi in scene e non sceglie la soluzione facile di scaricarci addosso spiegoni come fossero un manuale.
Ryland Grace deve capire, provare e risolvere. E noi ci divertiamo a guardarlo.
Mi sembra anche notevole che, nonostante la durata, sia un film abbastanza accessibile.
Non sono i soliti 90 minuti dei film per famiglie, ma non risulta pesante per nessun tipo di pubblico perché ha abbastanza strati da permettere a profili diversi di apprezzarlo.
Chi vuole avventura spaziale e finzione la trova. Chi vuole scienza, anche. Chi vuole emozione, la troverà. E chi vuole solo passare un buon momento con Ryan Gosling non è certo sulla strada sbagliata.
E poi, beh, c’è anche Rocky 🙂
Il peggio di L’ultima missione: Project Hail Mary
Il peggio è strettamente legato al meglio. La sua gentilezza è una virtù, ma a volte il film esagera un po’.
Ci sono momenti in cui tutto sembra calcolato per farti stare bene, per farti sorridere, per emozionarti e per farti pensare che, in fondo, forse l’umanità non è poi così perduta.
Il confronto con Sopravvissuto – The Martian gioca anche un po’ a suo sfavore. Se hai visto il film di Ridley Scott, o se conosci bene la formula di Andy Weir, parte del meccanismo ti risulterà familiare.
La differenza è che L’ultima missione: Project Hail Mary ha il nostro caro extraterrestre e una carica emotiva diversa, ma l’ombra di Sopravvissuto – The Martian è lì.
Verdetto
L’ultima missione: Project Hail Mary è un film di fantascienza gentile, luminoso e molto godibile. Forse troppo gentile in alcuni momenti, ma è un difetto minore.
Funziona per molte cose: per Ryan Gosling, per la sua struttura da puzzle scientifico, per quel mix di umorismo ed emozione che ricorda inevitabilmente Sopravvissuto – The Martian e soprattutto per Rocky, quel nuovo E.T. di cui non sapevi di avere bisogno.
Non reinventa la fantascienza spaziale, ma recupera quella forma di avventura più ottimista che non è presente in quasi nessuno degli ultimi grandi esempi del genere.
E quando finisci di vederlo, lo fai con un sorriso e bei ricordi, cosa fuori dalla portata della maggior parte delle uscite attuali. Per questo e per tutto il resto, non perderlo.
Scheda di L’ultima missione: Project Hail Mary
| Campo | Dato |
| Titolo | L’ultima missione: Project Hail Mary |
| Titolo originale | Project Hail Mary |
| Anno | 2026 |
| Durata | 156 minuti |
| Regia | Phil Lord e Christopher Miller |
| Sceneggiatura | Drew Goddard, basata sul romanzo di Andy Weir |
| Cast principale | Ryan Gosling, Sandra Hüller, James Ortiz, Lionel Boyce, Milana Vayntrub e Ken Leung |
| Genere | Fantascienza |
| Paese | Stati Uniti |
| Distribuzione in Spagna | Sony Pictures |
| Disponibile su | Cinema e piattaforme digitali, secondo disponibilità |
Per chi è
✔️ Per chi ha apprezzato Sopravvissuto - The Martian.✔️ Per chi vuole fantascienza gentile, emotiva e luminosa.
✔️ Per chi cerca un film familiare senza che questo significhi stupido.
✔️ Per chi vuole uscire dal cinema con una bella sensazione.
Per chi non è
❌ Per chi cerca fantascienza realistica o molto adulta.❌ Per chi è allergico al buonismo.
❌ Per chi non sopporta che un film prema un po’ troppo il pulsante emotivo.
Domande frequenti
Di cosa parla L’ultima missione: Project Hail Mary?
L’ultima missione: Project Hail Mary racconta la storia di Ryland Grace, un professore di scienze che si sveglia su un’astronave senza ricordare chi sia né quale sia esattamente la sua missione. Poco a poco scopre di dover risolvere un problema che minaccia la Terra.
L’ultima missione: Project Hail Mary è basato su un libro?
Sì. È basato su Project Hail Mary, il romanzo di Andy Weir, autore anche di Sopravvissuto - The Martian.
Somiglia a Sopravvissuto - The Martian?
Sì. Il confronto è inevitabile per il tipo di protagonista, l’uso dei problemi scientifici come motore narrativo, l’umorismo e la sopravvivenza spaziale. La differenza è che L’ultima missione: Project Hail Mary ha una carica emotiva più marcata.
Chi è Rocky in L’ultima missione: Project Hail Mary?
Rocky è uno dei grandi punti di forza del film e il personaggio che finisce per rubare buona parte della scena. Conviene sapere il meno possibile prima di vederlo.
È un film per famiglie?
Sì, per quanto possa esserlo un film di fantascienza di oltre due ore e mezza. Ha avventura, umorismo, emozione e un tono molto gentile.
Quanto dura L’ultima missione: Project Hail Mary?
L’ultima missione: Project Hail Mary dura circa 156 minuti, poco più di due ore e mezza.
Vale la pena vedere L’ultima missione: Project Hail Mary?
Sì, soprattutto se ti piace la fantascienza ottimista, emotiva e basata sui personaggi. Non è un film perfetto, ma è uno di quelli che ti fanno uscire con una sensazione migliore.

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